Comunicato

Giudici col timer?

I processi non durano tanto perché sono lunghi, ma perché sono troppi. I problemi della giustizia devono essere affrontati con serietà. Le operazioni di propaganda non servono

Le partite di calcio durano 90 minuti, ma possono finire zero a zero. I processi penali no: o si assolve o si condanna. Si sente dire con sempre più insistenza che per risolvere i problemi della giustizia penale la durata dei processi dovrebbe essere fissata per legge: un anno per ogni grado di giudizio. Chi non rispetta i termini rischia sanzioni disciplinari.

Il giudice che abbia necessità di approfondire, giunto al 365esimo giorno cosa dovrebbe fare? Lanciare una moneta o rischiare un disciplinare? Si tutelano così le vittime e gli imputati?

Si può stabilire in anticipo quando il paziente dovrà uscire dalla sala operatoria?

Se il medico non fa guarire entro l’anno lo si sanziona? E poi? Chi curerà il malato?

 

Una Giustizia giusta richiede tempi diversificati a seconda della complessità del caso e dell’andamento del processo. È impensabile una sanzione disciplinare automatica quando il termine non sia rispettato; ma è ancor più preoccupante se la sanzione è discrezionale. Una minaccia che, come una spada di Damocle sospesa sul capo di ogni giudice, può pregiudicarne l’autonomia e l’indipendenza.

 

I processi non durano tanto perché sono lunghi, ma perché sono troppi.

Perché i riti alternativi funzionano male e, inspiegabilmente, il legislatore li scoraggia.

Perché alle garanzie vere e indispensabili si aggiungono spesso formalismi inutili.

Perché i magistrati sono pochi e mal distribuiti sul territorio e i funzionari amministrativi pochissimi.

 

Il sistema giudiziario richiede interventi sinergici, attenti e meditati, non operazioni di propaganda e leggi manifesto.

31 gennaio 2020

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